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Il dottor Empatia in corsia

Doc nelle tue mani (e nel tuo cuore) Ricordate il dr. House della omonima serie televisiva statunitense andata in onda dal 2004 al 2012 ? Il cinico dr. House che trattava male pazienti e colleghi però riusciva a fare diagnosi incredibili salvando la vita dei pazienti ? Queste alcune delle sue frasi celebri : “ Sono diventato medico per curare le malattie non i malati “ e ancora, rivolto a un paziente: “ Preferisce un dottore che le tiene la mano mentre muore o un dottore che la ignora mente cerca di guarirla? ” Bene, dimenticatelo. Con la serie televisiva di produzione italiana “Doc nelle tue mani”, che sta andando in onda sulla RAI, si cambia registro : il protagonista è infatti un medico “empatico” capace, a differenza dei suoi colleghi, di conquistare la fiducia dei pazienti e di condurli verso la diagnosi corretta e la terapia appropriata. Questa serie TV a differenza di quella americana che era pura fiction, è tratta da una storia vera che ha visto come protagonista un medico il dr. Pierdante Piccioni che nel 2013 rimase vittima di un incidente automobilistico subendo un grave trauma cranico con lesioni cerebrali, uno stato transitorio di coma e soprattutto una amnesia retrograda permanente che gli ha sottratto il ricordo di 12 anni della sua vita, quelli che vanno dal 2001 al 2013. “Meno 12” si intitola infatti il libro in cui ha raccontato la sua storia e a cui è ispirata la serie TV. Dopo essere uscito dal coma il dr. Piccioni non solo faceva fatica a riconoscersi allo specchio perché si vedeva precocemente invecchiato, ma non riconosceva più la moglie con le rughe e i 2 figli, sorprendentemente (per lui) cresciuti troppo in fretta (in particolare il figlio con la barba che lui ricordava come un bambino di 8 anni). Sembra pura fantasia questa storia ma l’amnesia retrograda è una patologia neurologica abbastanza frequente che può essere causata da traumi cranici e da ictus cerebrali e che consiste nella perdita di parti più o meno lunghe della cosiddetta memoria autobiografica, quella che custodisce i ricordi della nostra vita. Nel cervello umano infatti può succedere quello che qualche volta succede nei nostri computer quando viene distrattamente cancellata ad esempio una cartella con i files di foto e/o video di un evento della nostra vita e non possiamo più recuperarli perché non ne abbiamo fatto una copia. D’altra parte le neuroscienze hanno dimostrato che la memoria autobiografica è conservata in strutture specifiche del nostro cervello che sono l’ippocampo e la parte mediale del lobo temporale per cui come tutte le strutture biologiche possono essere danneggiate irreparabilmente. Ma torniamo alla storia del dr. Piccioni che a seguito della grave forma di amnesia perse il ruolo di primario del Pronto Soccorso ma, piuttosto che accettare di essere dichiarato invalido e andare in pensione, si rimise a studiare per tornare a fare il medico riuscendo a superare i test e a rientrare in Ospedale sia pure con un altro incarico. Ma l’aspetto più significativo di questa incredibile storia è che il dr. Piccioni, che prima dell’incidente era un medico piuttosto scostante nei confronti dei pazienti e dei collaboratori, è diventato nel suo percorso di recupero personale come paziente e come medico, un medico empatico capace di interagire positivamente con i pazienti e i colleghi. E questo è in fondo il messaggio più importante di questa serie televisiva emozionante ed avvincente che sta ottenendo un grande e meritato successo di ascolti. Messaggio da trasmettere alle nuove generazioni di medici che magari troppo affascinati dalle mirabolanti tecnologie attuali finiscono per trascurare il rapporto con i pazienti. Un’ultima annotazione sull’empatia, definita in una delle puntate “una cosa dolce che fa male”, attenzione ad usare la dose giusta perché se è troppo poca è inefficace, se è eccessiva può provocare effetti collaterali (burnout).

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5-4-2020